Francesca Vitaliani e il mondo dello spettacolo: come affronto la pandemia

Francesca Vitaliani e il mondo dello spettacolo: dalle proteste nelle piazze alla resilienza di chi è grata nonostante tutto

“In questo momento penso sia fondamentale tirare fuori quella che viene definita resilienza, dobbiamo reagire e costruire qualcosa di nuovo” ci ha rimproverato ad un certo punto dell’intervista Francesca Vitaliani, protagonista a tutto tondo del mondo dello spettacolo.

Il mondo dello spettacolo in Italia come all’estero è stato affossato dal covid-19.  Le proteste che sono scoppiate nelle più importanti città del paese: Milano, Roma e Torino testimoniano una gestione della pandemia, a detta degli addetti ai lavori, troppo severa e priva di una strategia finalizzata a tutelarne il seguito.

Le proteste non si sono limitate a difendere i diritti dei lavoratori solo in merito alla situazione attuale, ma hanno dato alito anche ad alcune situazioni antipatiche che si celavano dietro un tono di voce troppo spesso inadeguato per vedersi riconosciuti proprio quei diritti indispensabili a mantenerne una stabilità economica degna di nota.

 

Ci puoi confermare che il mondo dello spettacolo è stato vittima di una gestione poco brillante da parte della politica?

 

È innegabile che la domanda e l’offerta siano state vittime di questa situazione. Le offerte di lavoro si sono ridotte drasticamente e quando si lavora lo si fa seguendo delle regole un po’ più scomode anche se necessarie. In questo il covid-19 ha influito sicuramente.

Quelli più colpiti sono senza dubbio gli attori o gli addetti ai lavori agli esordi i quali non potendosi permettere occasioni di lavoro continuative rischiano di arrivare a fine mese con l’acqua alla gola.

Quello che mi ha colpito però delle proteste che sono scoppiate nelle piazze e che alcuni attori famosi come per esempio Claudia Gerini si sono accollati l’impegno di alzare la voce a favore di tutti gli attori del mondo dello spettacolo, dal più famoso all’esordiente, dal tecnico del suono, a quello delle luci fino ad arrivare alla truccatrice…

Ecco tutte queste persone io le definisco i nostri angeli custodi. Senza di loro, per quanto uno possa essere bravo, nessuno avrebbe la voce così perfetta, la luce così impattante e via discorrendo. Purtroppo sono proprio loro che ne hanno risentito di più perché non sono stati tutelati.

 

Questo anche prima del covid-19 o solo in relazione alla pandemia scoppiata nel mese di Marzo?

 

Secondo me anche prima. Però c’erano anche alcune realtà che permettevano un certo grado di stabilità.

Tutte le carenze invece che non aiutavano i miei colleghi si sono amplificate con lo scoppio della pandemia.

Per esempio molti avevano diritto a percepire degli aiuti economici ma siccome bastava anche un solo giorno in cui non lavoravi per non poter accedere ai fondi non li hanno percepiti.

Questo mi ha colpito molto perché ho tanti amici in questa situazione. Per questo sostengo il reddito continuativo.

Colgo l’occasione di salutare Vito e Walter Nicoletti di Voce e Spettacolo Film Festival di Matera. Mi hanno dato la possibilità di far parte della giuria web quest’anno. E dico questo perché uno dei titoli in concorso era “Nessun nome nei titoli di coda”. Questo resoconto video è lo specchio di quella che è la vita di tutti loro.

 

A proposito del reddito di continuità ti senti di aggiungere qualcosa?

 

Si aggiungo che è giusto regolarizzare le posizioni di chi anche prima del covid-19 aveva qualcosina in sospeso.

È facile far lavorare le persone che ne hanno bisogno senza garantirgli un gran ché. Però non lo trovo corretto.

Sono molto fortunati quelli che fanno parte di associazioni o cooperative però io mi auguro che i diritti vengano estesi a tutti.

 

È vero che i teatri statali e nazionali sono agevolati rispetto a quelli indipendenti, i quali tutti insieme costituiscono il 70% del panorama dello spettacolo teatrale?

 

Può sembrare così ma il mare è formato da tante gocce. E non tutte sono uguali. Un esempio è il teatro Gualtieri, di Reggio Emilia, che grazie ai finanziamenti e all’aiuto dei suoi soci e dei suoi amici è stato ristrutturato. Tra questi amici vorrei ricordare il maestro Ezio Bosso che per il teatro Gualtieri ha fatto veramente tanto, organizzando manifestazioni musicali e creando un gran giro di pubblico.

Ecco io mi auguro che questo possa accadere anche per altre piccole realtà che pur non essendo così famose sono indispensabili. I fondi non sono inesauribili chiaramente, per questo mi auguro che come per il teatro Gualtieri, anche per altre realtà intervengano anche i privati e gli amici.

 

Spostiamoci su di te. Come hai vissuto emotivamente e professionalmente questo periodo?

 

Ti devo confessare una cosa. La mia mamma era un’infermiera, mi ha insegnato a mettermi nei panni degli altri e a rispettare medici e scienziati. Questa pandemia mi ha impressionata tantissimo fin da subito per la sua portata. Se ci sono delle disposizioni sanitarie è giusto che vengano rispettate. Nel mio piccolo cerco di dare il mio contributo affinché le cose vengano fatte bene dal punto di vista normativo. Io non ho avuto paura ma sono stata anche agevolata dal fatto che questo virus non mi ha riguardato in prima persona.

Detto questo mi metto nei panni delle persone che oltre a non potersi spostare, lavorare o vedere amici hanno subito magari anche un lutto in famiglia o hanno dovuto affrontare un ricovero in ospedale a causa del virus. Quindi mi ritengo fortunata di quello che ho e di non essere stata colpita ma penso che non sia giusto essere ipocondriaci.

In questo momento penso sia fondamentale tirare fuori quella che viene definita resilienza. Dobbiamo reagire e costruire qualcosa di nuovo.

Tante persone lo hanno fatto, chi inventandosi un nuovo lavoro o chi dedicandosi alle proprie passioni. Dobbiamo continuare ad avere questo atteggiamento. Non dobbiamo voltarci di fronte alle norme imposte per la nostra salute ma al tempo stesso dobbiamo avere la capacità di muoverci anche in un contesto come questo.

Dobbiamo tenere viva la speranza dentro di noi.

 

Francesca Vitaliani e il mondo dello spettacolo: come affronto io la pandemia, Francesca Vitaliani e il mondo dello spettacolo: dalle proteste nelle piazze alla resilienza di chi è grata nonostante tutto
Francesca Vitaliani in posa per MMM Models

 

Data la tua notevole esperienza in diversi campi è stato più facile affrontare professionalmente questo periodo?

 

È chiaro che le occasioni di lavoro come presentatrice si sono ridotte rispetto all’anno scorso visto la difficoltà di organizzare manifestazioni ed eventi.

In questi anni ho mantenuto in parallelo il lavoro come fotomodella per servizi fotografici, riviste, cataloghi e E-commerce e questo mi ha dato la possibilità di lavorare anche in questi mesi. Dall’ opportunità più piccola a quella più grande sono molto grata.

Ho avuto modo di collaborare con un bravissimo fotografo milanese che si chiama Roberto Gandoli (vedi foto in evidenza). Tutti i fotografi con cui ho lavorato sono bravissimi ma con lui ho instaurato un rapporto umano e professionale particolare e voglio salutarlo.

Abbiamo avuto il piacere di vedere le nostre foto pubblicate su riviste di New York e Australiane. Sto parlando di MMM Models, Millenium, Fashion Dreaming…

Su MMM Models mi è stata fatta anche una bellissima intervista e colgo l’occasione di salutare Tiffany, la direttrice.

Un altro servizio con Roberto Gandoli lo abbiamo fatto a Venezia. Mi sentivo in colpa ed ero preoccupatissima perché al momento della foto non puoi indossare la mascherina. Però siamo riusciti a fare il servizio. Si trattava di qualche settimana fa in cui le cose comunque non erano così drammatiche.

Avevo ricevuto offerte anche dall’Inghilterra, dove ho avuto parecchie esperienze in passato ma è saltato tutto a cause delle restrizioni. Lì ho capito che la cosa era veramente seria.

 

Qual è il segreto di Francesca?

 

Ho uno spirito Naif. Sono entusiasta della vita. Lavoro su me stessa e mi faccio tantissimi esami di coscienza. Sono grata di quella che ho e ripongo grande fiducia in un domani migliore.

Mi sento di dire una cosa al riguardo: “Sappiate dire anche di no. Essere coraggiosi e rinunciare a cose di cui non siamo convinti o che non ci appartengono è importante.”

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