Il clochard, Giovanni Cugliari

Cap 3

Giovanni Cugliari

 

Ci sedemmo al bancone del bar e ordinammo un caffè per me e whisky con ghiaccio per lui. Il vecchio si sporse con la testa oltre il bancone per sbirciare il fondoschiena della cameriera mentre andava a preparare quello che gli avevamo chiesto.

̶  C’è l’hai un nome o devo inventarmene uno?  ̶  gli domandai.

̶  Mi chiamo Walter Raboni, ma i miei amici mi chiamano Walt.  ̶  Si guardò le ginocchia  e si pulì di nuovo i pantaloni.

̶  Ok Walt.

̶  Ho detto per gli amici.  ̶  mi corresse lui.

̶  Pensavo di essere anche io un tuo amico.

̶  C’è l’hai una sigaretta?

̶  Ti ho detto che non fumo.

̶  Allora non sei mio amico.

Annuii assecondandolo. La cameriera ci servì il caffè e il whisky con ghiaccio.

̶  Tratti sempre così le persone che cercano di aiutarti?

̶  Per te sto facendo un eccezione. ̶  S’ingollo il whisky tutto d’un fiato e poi aggiunse:  ̶  La frequenti la caffetteria Master?

̶  No. Perché?

̶  Vieni, ti faccio conoscere un paio di ragazze.

 

Attraversammo tutta la città fino a raggiungere il bar che mi aveva indicato Walt. La zona non mi piaceva neanche un po’. C’erano un paio di ragazzi marocchini che sorseggiavano qualcosa da bere fuori nel dehor e un paio di ragazze dai tratti est europei, appoggiate al muro che fiancheggiava l’entrata, che fumavano una sigaretta.

Entrammo.

Una delle due cameriere salutò Walt con la testa e gli chiese che cosa volesse gli fosse servito.

̶  Whisky con ghiaccio tesoro! Paga il mio amico.

̶  Non sei tipo da avere amici tu.

̶  Lo sai che quando mi offrono da bere sono tutti miei amici.

̶  E per te?  ̶   mi domandò l’altra sporgendosi con il corpo oltre la soglia del bancone e mettendo in mostra la scollatura sul petto.

̶  Niente, grazie.

̶  Vieni, andiamo a sederci! – mi ordinò Walt con un cenno del capo.

Annuii e lo seguii.

̶  Allora ti sei rifatto un po’ gli occhi?

̶  Come?

̶  Le hai viste le tette di Sabrina?

Non trovai il coraggio di rispondere.

Dopo pochi minuti la cameriera più giovane portò a Walt il suo bicchiere.

Lui ci affondò gli occhi dentro, fece ondeggiare il whisky con un movimento circolare della mano e ne buttò giù un sorso.

̶  Resta un attimo qui  ̶  mi ordinò. Scattò in piedi e tornò dalle due ragazze.

Lo vidi confabulare a bassa voce ma non riuscii a sentire di cosa stessero parlando.

Quando tornò aveva un sorriso beffardo stampato sulle labbra e l’aria di chi ne aveva appena combinata una.

̶  Ci stanno.  ̶  mi disse.

̶  Cosa?

̶  Vogliono fare due parole con te. Dicono che hai l’aria di uno che ne sa.

̶  Mi prendi in giro?

̶  Per niente.

Mi girai verso di loro ed entrambe mi sorrisero.

̶  Vai no?  ̶  mi esortò lui. Si accompagnò il bicchiere alla bocca e bevve ancora un altro sorso.

̶  Sono fidanzato Walt, non mi va di…

̶  Con chi? Con Gesù?

̶  Che c’entra?

̶  Devi solo scambiare due parole. Su non avere paura.

Mi alzai piano piano dalla sedia e mi trascinai verso il bancone. Inciampai in uno dei lacci delle scarpe ma riuscii a tenermi in equilibrio appoggiandomi ad una delle sedie che stavano a bordo del tavolo che c’era lì di fianco. Feci un cenno con la mano verso le ragazze e cercai di prendere fiato.

̶  Si?  ̶  mi domandò Sabrina, la più vecchia, inclinando la testa di lato.

̶  Posso avere un caffè?  ̶  balbettai.

̶  Vuoi che te lo portiamo al tavolo?

̶  Si è meglio.  ̶  Mi girai. Walt si era materializzato di fianco a me. Mi fece segno di no con la testa.

̶  Anzi no.  ̶  mi corressi.  ̶  Lo prendo qui al banco.

 

Sabrina scattò verso la macchinetta e si diede da fare per prepararmi il caffè. L’altra cameriera continuava a sorridermi come fossi un peluche.

̶  Eccoti! – esclamò Sabrina appoggiando la tazzina sul bancone.  ̶  Lo zuccherò è lì.

Abbassai lo sguardo sulle bustine dello zucchero di canna. Ne presi una e la versai nella tazzina. Mescolai con il cucchiaino per far sciogliere lo zucchero e cercai di bere il caffè in fretta.

̶  Piano che è bollente! – disse Sabrina.

̶  Mi piace bollente  ̶  balbettai.

Riappoggiai la tazzina vuota sul bancone.

̶  Ehi tesoro, preparamene un altro! – Walt appoggiò il bicchiere vuoto sul bancone e lo fece pattinare verso Sabrina.

Io gli scoccai un’occhiata, chiedendomi quanto mi sarebbe costato portare da Dalia questo ubriacone.

̶  Paga sempre lui?  ̶  domandò la cameriera più giovane.

̶  A meno che non voglia tornare a casa senza denti penso di sì.  ̶  rispose Walt ridendo. Poi aggiunse:  ̶  Ti prendo in giro, lo sai vero?

Mi sforzai di cacciare un sorriso.

̶  Mettici più whisky bambola!

̶  Viene cinquanta centesimi in più caro!

̶  Oggi me lo posso permettere, no?  ̶  Mi schernì con un sorriso.

̶  Mi faccio anche un panino. ̶  aggiunse dopo un paio di secondi.

Le due cameriere non riuscirono a trattenersi e scoppiarono a ridere.

̶  Adesso basta! – sbottai.  ̶  Credo che tu stia esagerando!

̶  Oh finalmente! Aspettavi che comprassi tutto il bar per tirare fuori le palle?

̶  Come?

̶  Lascia perdere piccola, non voglio più niente, sono a posto così.

̶  Come vuoi Walt.

Leggi anche:

Il clochard cap 1 

Il clochard cap 2

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