Il clochard, Giovanni Cugliari

Cap 4

Giovanni Cugliari

 

̶  Vado a cercarmi una sigaretta fuori.

Le due cameriere mi fissarono per qualche secondo. Mi sentivo a disagio. Feci per seguirlo quando la voce di Sabrina mi bloccò.  ̶  Devi pagare caro!

̶  Ah già scusa  ̶  Mi voltai, tirai fuori una banconota da dieci e glie la porsi.

̶  Il caffè lo offriamo noi ok?

̶  No pagati tutto quanto per favore.

̶  Ho detto che il caffè è offerto.

̶  No no davvero, pagati anche quello.

Raggiunsi Walt fuori. Stava sbracato su una sedia come se fosse stato appena investito da una giornata di intenso lavoro.

̶  Hai pagato?  ̶  mi domandò emanando uno sbuffo di fumo dalla bocca.

̶  Il caffe voleva offrirmelo Sabrina ma non ho accettato.

̶  E perché?

̶  Mi andava così.

̶  Ti avevo detto che ci stavano, che volevano fare due parole con te. Perché sei uscito fuori?

̶  Non le conosco…

̶  Neanche a me conoscevi o sbaglio?

̶  Si ma tu sei un uomo.

̶  Quindi avevo ragione a darti del frocio stamattina?

̶  Ma no e che…

̶  Prendi la macchina e vai dove ti dico io.

̶  Perché?

̶  Perché si.

̶  Senti questa situazione inizia a pesarmi. Cosa vuoi dimostrare?

̶  Che hai paura! Affronta una donna senza timore. Stamattina prima di domandarmi di venire con te hai chiesto perdono ad una ragazza che ti è venuta addosso. Cazzo se ti ficcano un uccello nel culo cosa fai? Gli compri il viagra per la volta dopo?

̶  E a te che te ne frega?  ̶  domandai seccato.

̶   Se incontri per la strada uno con una gomma a terra non ti fermi?

̶  Io continuo a non seguirti.  ̶  Scossi la testa e lo fissai dritto negli occhi.

̶  Hai bisogno di me ragazzo, te lo si legge negli occhi. Ma per aiutarti devi dirmi cos’è che ti blocca.

̶  In che senso?

̶  Ti vedi brutto? Hai il cazzo piccolo?

̶  Io…

̶  La bellezza non è una cosa fondamentale per far innamorare una donna…lo sai?

̶  Si lo so ma…

̶  Prendi la macchina, ti porto a fare un giro.

 

 

Walt mi condusse in una zona periferica di Torino . Nonostante ci fosse ancora il sole, papponi, spacciatori e puttane erano dappertutto. Walt me li indicò uno per uno e me ne parlò come se fossero suoi amici.

̶  É proprio necessario bazzicare in questi posti di merda?  ̶  gli feci appena sostammo davanti ad un semaforo rosso.

̶  Questo lo scopriremo tra un po’, per adesso goditi il momento.

̶  Ti sembra che io mi stia godendo il momento?

̶  Hai mai pensato a quanto sei noioso ragazzo?

̶  Cosa vuoi dire?

̶  Ti caghi addosso se hai una bella donna davanti e non bevi alcol se non quando vai a messa…

̶  Walt?  ̶  lo interruppi.

̶  Dimmi.

̶  Quando fai la comunione ti danno solo l’ostia non ti fanno assaggiare anche il vino.

 

 

̶  Walter Raboniiiiii! Cosa porta il tuo culo da queste parti?  ̶  La ragazza davanti alla quale ci eravamo fermati emanava sesso dagli occhi, dalla bocca e dalle cosce scoperte, una delle quali mostrava un bel tatuaggio; una geisha screziata di nero e di rosso in posizione provocante che ammiccava con gli occhi al proprio interlocutore.

Sollevò la coscia in questione appoggiando il piede su un blocco di cemento che c’era lì di fianco e ci invitò con gli occhi a fissarla.

̶  Non guardare quel coso! – mi avvertì Walt.

Intervistai con gli occhi ogni tratto di quel disegno fino a proiettarlo dentro il mio cervello con assoluta precisione. Poi incominciai a guardare la ragazza negli occhi.

Walt seguì con la testa ogni nostro scambio di sguardi, sorpreso che non gli avessi dato retta.

La ragazza indietreggiò e mi indicò con un cenno del capo un appartamento lungo la fine della strada.

̶  Adesso finiscila! – Walt mi menò uno schiaffone sulla guancia.

Ripresi coscienza della situazione.

̶ Va bene, va bene  ̶  dissi scuotendo il capo. Decisi di tenere lo sguardo incollato sul parabrezza.

̶  Guastafeste.  ̶  esclamò la ragazza.

̶  Tesoro mi dispiace, prometto che mi farò perdonare.

̶  Chi tu? Ma se non hai neanche i soldi per farti un goccio di whisky!

̶  Già e tu ne sai qualcosa o sbaglio?

Si avvicinò di nuovo ondeggiando sui tacchi e ammiccando con gli occhi.

̶  Vuoi dirmi che non ti è piaciuto il nostro momento? Eh?

̶  Come faccio a mentirti tesoro? Dimmi! Ma adesso fila e dammi una mano a risolvere una questione.

̶  A me piacciono solo due tipi di questioni. E credo che tu le conosca entrambe.

̶  Ti basta questa come questione?  ̶  mi cinse il collo con il braccio e mi mostrò di nuovo alla ragazza.

̶  Walt Walt Walt, Cosa non faresti tu per…?

̶  Sto perdendo la pazienza Denise!  ̶  Walt picchiò il pugno sul cruscotto e sbuffò.

̶  Ehi, calma, calma. Non è il caso di arrabbiarsi tanto. Vi aiuto amore mio.

̶  Bene.

̶  No aspetta un momento.  ̶  intervenni.

̶  Che hai?  ̶  domandò Walt

̶  Voglio capire cosa stai combinando forse?

̶  Tu non sei nato per capire. Tu devi solo ascoltare.

̶  Mi fate salire o devo calarmi giù le mutande per convincervi?

Walt aprì la portiera, scese dall’auto e fece montare la ragazza dietro.

 

̶  Scommetto che hai deciso di aiutare questo ragazzo perché finalmente il tuo cuore si è aperto al prossimo vero?

̶  Come fai a saperlo?  ̶  Walt ghigno sotto i baffi.

̶  Li conosco i miei polli  ̶  ribatté la ragazza.

̶  Si può sapere di cosa state parlando?  ̶  Gettai un occhiata allo specchietto retrovisore per captare quale espressione avesse assunto il viso della ragazza.

̶  Ricordati caro: un po’ lo si prende e un po’ lo si dà.  ̶  fece lei specchiandosi e ricambiando lo sguardo.

̶  Cioè?

̶  Non ti preoccupare un giorno lo capirai.

 

L’appartamento di Denise, cosi mi disse in macchina che si chiamava, faceva parte di un palazzo che sorgeva di fronte ad un piccolo parco abbandonato. Anche lì la bassa manovalanza della mala stava di guardia a chi si avvicinasse troppo ai traffici dei boss.

Parcheggiammo l’auto e seguimmo la ragazza fino al portone di casa.

̶  Vedo che i tuoi gusti sono sempre gli stessi. – commentò Walt mentre Denise infilava la chiave nella serratura.

̶  Non darti troppe arie ganzo. Mi conosci per quello che ti è stato concesso di conoscere.

̶  Bhe non mi è affatto dispiaciuto quello che mi è stato concesso di conoscere.

̶  Venite.  ̶  Denise ci fece segno con la mano di entrare.  ̶  Non fate rumore per favore, non amo far sapere ai miei vicini che ospito troppe persone in casa mia.

̶  Compito difficile immagino.  ̶  ironizzò Walt.

Prendemmo l’ascensore e salimmo fino al terzo piano.

 

L’appartamento di Denise si divideva in due parti. Una votata ad accogliere uomini pronti a cacciare ingenti somme di denaro pur di possederla sul suo letto matrimoniale color tiffany e una apparecchiata per incidere sulla pelle disegni di vario colore, forma e dimensione.

La ragazza mi fece segno con la testa di distendermi sopra il lettino.

̶  Ruota il braccio con il palmo della mano verso l’alto.  ̶  mi ordinò mentre si sedeva sullo sgabello. Afferrò la macchina per i tatuaggi e studiò dove andare a incidere.

̶  Ehi aspetta un momento! – urlai.  ̶  Non mi chiedi cosa, dove, e con che colori io voglia il disegno?

̶  Sta zitto! intervenne Walt.  ̶  Devi fidarti di lei.

Denise mi guardò intenerita.

̶  Funzionerà? chiesi con un certo scetticismo.

̶  Di sicuro ti aiuterà! Ma il resto devi mettercelo tu.

̶  Ok va bene.  ̶  Tutto quanto il mio corpo prese a tremare come una piantina scossa da una tempesta.

Denise incominciò a disegnarmi sulla pelle ordinandomi di stare fermo, pena mi avrebbe disegnato un gatto nero con scritto sotto: “Porto sfortuna, allontanatevi!”

̶  Pensavo che mi avresti fatto almeno un’anestesia prima di iniziare.  ̶  le confidai.

̶  Se ti anestetizzo l’effetto sarà solo parziale.

Strinsi gli occhi e cercai di pensare a qualcos’altro, qualcosa che non mi facesse ricordare di essere il protagonista passivo di un rito magico.

Quando ebbe finito mi tamponò con del cotone. Prudeva, prudeva da morire. Riaprii gli occhi e diedi un’occhiata. Mi aveva tatuato una specie di cavaliere medioevale lungo pochi centimetri che brandiva una spada e sotto una scritta che diceva: ADVERSUS MORTE, SPIRITUS FORTI.

Lì per lì non avvertii nessun tipo di cambiamento ma Denise mi assicurò che nei miei occhi ora splendeva una luce nuova.

All’improvviso una voce mi rimbombò nella testa.

Cosa stai aspettando Patrick? Dov’è il mio pasto?

Mi portai le mani alle tempie e cercai di combatterla. Era lei, Dalia. Ed era più affamata che mai.

̶  Tutto bene? mi domandò Denise.

̶  Si tutto bene. Una leggera emicrania.

̶  Può succedere. Non ti allarmare.

Mi sollevai dal lettino e tenendo gli occhi fissi su quel disegno mi avvicinai a Walt.

̶  Non me la sento di guidare. Ho bisogno che tu mi accompagna fino a casa della mia ragazza. Ti dispiace?

̶  Perché dovrebbe? É parecchio che non guido.

 

Leggi anche:

Il clochard cap 1 

Il clochard cap 2 

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