Uno Non Basta cresce: quasi 100.000 firme per la petizione per i giovani

Il Governo italiano sta scegliendo – ancora una volta – di non investire nel suo futuro, i giovani: del piano nazionale Next Generation Italia per “giovani e politiche del lavoro” l’Italia investirà solo l’1% dei fondi europei. Uno, per, cento. È poco. Chiediamo 20 miliardi“. Questa è la petizione che hanno lanciato Visionary Days e Officine Italia, e che sta per tagliare il traguardo delle 100.000 firme. Una cifra notevole, che serve a ricordare uno dei problemi più rilevanti del Paese: il rapporto tra i giovani e il mondo del lavoro. 

Un problema che nasce da lontano

Le difficoltà che i giovani devono affrontare nel mondo lavorativo sono diverse, e sono spesso legate a problemi strutturali. A partire dalla scuola: la media di abbandoni tra le persone comprese tra i 18 e i 24 anni è del 13,5%, contro una media UE di 10,2%. E gli stessi istituti (con le dovute eccezioni) non hanno contatti stabili e affidabili con le aziende in grado di accogliere i neo diplomati/laureati. Questo miscuglio di incuria, inefficienza e scarsa programmazione si riflette sul tasso di occupazione della fascia tra i 25 e i 29 anni: 56,3% l’Italia, 76% media europea (dati ISTAT). I giovani sono quindi poco qualificati (o qualificati in maniera inadeguata rispetto al mondo del lavoro), chi li forma non crea loro contatti e i le aziende non scommettono su di loro. E il quadro non migliora se si sposta la lente verso le regioni meridionali o sulle donne.

Cosa si può e si deve fare

Il fallimento della classe politica, certificata dagli eventi di queste ultime settimane, trova una spiegazione anche in questo: non aver realmente perseguito un piano di lungo periodo per risollevare il Paese. Ogni riforma, a prescindere dagli obiettivi e dal promotore, è stata in sostanza un lieve balsamo per le ferite superficiali. Il vero male risiede nella profondità del corpo malato: le sue storture in campo giuridico e sociale, l’atteggiamento vittimista e poco propositivo, l’ossessione del volere tutto e subito senza costi e senza impegno. Bisogna lavorare su questi mali, e i giovani possono essere i catalizzatori di un vero cambiamento. Perché se il tesoro del paese (laureati, imprenditori e lavoratori seri) continuano ad andare all’estero e nessun talentuoso viene da fuori, ci sarà un motivo. Ecco, il malessere che trova la voce di #UnoNonBasta consiste proprio in questo: organizzate il futuro, e smettetela di gestire il presente. E qui il Covid ha ben poche colpe.

Riccardo Ruzzafante

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