Sputnik V, il vaccino “politico”

Il primo vaccino al mondo contro il Covid 19, registrato l’11 agosto del 2020 è stato lo Sputnik V, creato in Russia nel Centro Gamaleya in breve tempo grazie al fatto che i virologi russi avevano già una base pronta, una piattaforma usata per creare un vaccino contro la febbre emorragica Ebola.

A differenza dei vaccini a mRNA di Pfizer-Biontech e Moderna, il vaccino Sputnik V come Astrazeneca, utilizza la tecnologia a vettore virale il cui obiettivo finale è far produrre al sistema immunitario gli anticorpi diretti contro la proteina spike di Sars-Cov-2.

Lo Sputnik V è in realtà una combinazione di due vaccini, nella prima iniezione viene utilizzato il virus Ad26, nella seconda somministrata a distanza di 21 giorni dalla prima, viene utilizzato il virus Ad 25. La scelta di utilizzare due vettori differenti è dettata dal fatto di ridurre il rischio che dopo la prima dose l’organismo produca anticorpi contro la prima “scatola” riducendo così l’efficacia della vaccinazione.

Gli scienziati russi hanno specificato che a differenza di altri vaccini, Sputnik V contiene solamente vettori di adenovirus umani, cioè virus incapaci di moltiplicarsi nel corpo. Pertanto, secondo tale affermazione, sono completamente sicuri per la salute.

Uno studio pubblicato sulla rivista The Lancet che ha coinvolto più di 20000 persone, ha concluso che lo Sputnik V ha un’efficacia nella prevenzione della malattia sintomatica pari al 91,6% dei casi ed quindi uno dei tre vaccini al mondo con un’efficacia superiore al 90%.

Antonio Fallico, Presidente del Consiglio direttivo Banca Intesa ha detto di aver ricevuto nel mese di novembre 2020 insieme ad alcuni membri della sua famiglia, la vaccinazione con lo Sputnik V senza rilevare particolari effetti collaterali.

Il farmaco commercializzato dal Fondo Russo per gli Investimenti Diretti è già stato registrato in 30 Paesi, l’Ungheria è stato il primo Paese dell’Unione Europea ad averlo registrato. Dopo l’approvazione dell’Agenzia Europea per i medicinali (EMA) e della Commissione Europea, lo Sputnik V potrà essere utilizzato anche in Germania.

Steffen Seibert, portavoce del Governo tedesco in una conferenza a Berlino, nelle settimane scorse ha annunciato “Il governo tedesco ha sempre creduto che un vaccino sicuro ed efficace dovrebbe essere accolto con favore, indipendentemente da quali laboratori viene sviluppato. Ma la condizione è la certificazione europea dell’Ema e l’approvazione da parte della Commissione Europea per l’uso in tutta Europa”.

La Cancelliera Merkel si è dichiarata pronta a stringere accordi con la Russia sulla produzione e l’uso del vaccino, aggiungendo che in tempo di Pandemia è necessario superare le differenze politiche. Insieme agli scetticismi degli scienziati europei ci sono resistenze anche di carattere diplomatico e geopolitico da parte dei Governi degli Stati membri dell’Unione Europea.

Nei giorni scorsi la piccola nazione di San Marino, stanca dei ritardi del piano di vaccinazione europeo contro il Covid 19 ha deciso di affidarsi allo Sputnik V ricevendo le prime 7500 dosi, ma altrettante ne arriveranno per la seconda iniezione. La scelta del piccolo Stato, è stata dovuta al mancato rispetto degli impegni da parte dell’Italia e dell’Ue.
Tra San Marino e Roma sarebbe in vigore un accordo per cui a quest’ultimo sarebbero destinate 1 dose ogni 1.700 arrivate in Italia però per il momento i sammarinesi possono contare solo sullo Sputnik perché, come sostenuto dal segretario di Stato per la Salute Roberto Ciavatta,
“al momento è impossibile trovare nel mercato ufficiale vaccini che siano già approvati dall’Ema, al di fuori del canale con la Commissione Europea”. E visto che delle dosi di Pfizer e Astrazeneca non si vede l’ombra al momento, la nazione ha deciso di rivolgersi a Mosca.“

Alessandra Bruschi, Direttore Generale dell’Istituto di Sicurezza Sociale di San Marino ha affermato che sono già arrivate richieste di acquisto di dosi da parte di residenti in Romagna ma i vaccini per ora non saranno venduti agli italiani.

Sul piano politico comunque l’apertura verso il farmaco russo si fa sempre più importante, per fronteggiare la grande richiesta di vaccini anticipando i tempi dell’immunizzazione, anche le singole regioni come il Piemonte e la Lombardia stanno provando a muoversi in autonomia cercando di accaparrarsi del dosi di Sputnik V.

I ricercatori dell’Istituto per le malattie infettive Spallanzani di Roma hanno pubblicato uno studio sull’efficacia clinica del vaccino russo. Il documento afferma che il farmaco garantisce una protezione pari al 90% dalla malattia sintomatica e al 100% dalla malattia grave. I livelli sono paragonabili ai due vaccini più efficaci attualmente disponibili in Italia, cioè Pfizer e Moderna. E migliori dell’altro vaccino utilizzato, Astrazeneca.

Questo studio non equivale però ad un’autorizzazione poiché quest’ultima deve essere rilasciata dall’Agenzia Europea dei medicinali. Poi ci vuole quella dell’Aifa, l’Agenzia italiana del farmaco che nel caso dei vaccini già in uso è arrivata in poche ore.

Dario Tagliamacco

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