Gian Maurizio Fercioni, il capostipite del tatuaggio italiano

Gian Maurizio Fercioni è un punto di riferimento per il mondo del tatuaggio italiano. Sarà perché è stato il primo ad aprire uno studio in Italia, sarà per il suo look a metà tra il vintage e il dandy. Un artigiano (per sua stessa definizione) di altri tempi, che detesta l’esibizionismo: non a caso segue ancora fedelmente il codice etico dei vecchi tatuatori. Niente tatuaggi su collo, viso e mani, e lo stesso vale per tossicodipendenti, ubriachi e minorenni. 

I viaggi e le esperienze

Milanese con ascendenze toscane, Fercioni è nato a Brera nel 1946 e fin da piccolo ha una grande passione per l’arte e il mare. Ed è proprio in un porto, quello di Viareggio, che entra in contatto con il mondo del tatuaggio: Paolo Volpe, marinaio di lunga esperienza, gli disegna un’ancora a mano. Il fascino del disegno indelebile si mischia a quello per il viaggio in mare, e lo porta a viaggiare in Europa: Amburgo, Marsiglia, Amsterdam. In ogni città c’è un porto e in ogni porto c’è uno studio di tatuaggi, i cui clienti erano l’incarnazione dello stereotipo: marinari, criminali, prostitute. Ma c’erano anche aristocratici, gruppi punk e persone normali: gli stessi che avrebbe poi trovano a Milano. La sua curiosità verso il mondo del tatuaggio lo ha portato, quando era già un professionista, a diventare allievo di Horiyoshi III, da cui ha appreso la tecnica manuale giapponese e la relativa saldatura degli aghi.

Un tatuaggio di Fercioni in stile giapponese (Oggetti Antichi)
Un tatuaggio di Fercioni in stile giapponese (Oggetti Antichi)

I clienti

Chi si può trovare al “Queequeg Studio“? Letteralmente chiunque: lo stesso Fercioni racconta che alcuni suoi clienti tornano dopo anni. E di certo grazie al web ha potuto farsi conoscere anche dalle generazioni più giovani. Se si parla di persone famose, la lista è lunga: Eros Ramazzotti, Gabriele Salvatores, i figli di Amedeo di Savoia, Rocky Mattioli. Ma quando li cita, non ne fa una questione di orgoglio: la sua vera soddisfazione sta nel svolgere al meglio il suo ruolo. Che resta il far affiorare sulla pelle “gli incubi, gli amori, i vizi del tatuato”. Cose che non hanno bisogno di essere esibite, al contrario di quello che sta diventando sempre di più il pensiero comune.

Riccardo Ruzzafante

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