Gli schiavi del Congo: Il lato oscuro della green economy

Il mondo sta lasciando l’economia basata sull’utilizzo dei fossili (carbone, petrolio, gas) per passare alla green economy, sistema fondato sulle energie rinnovabili e sul motore elettrico. Il passaggio più evidente si assiste nel settore delle automobili, nel quale tutte le grandi imprese stanno lavorando per la transizione verso l’alimentazione elettrica.

La Volvo dal 2019 ha smesso di produrre macchine alimentate a diesel o benzina, la Volkswagen ha dichiarato di essere pronta a immettere sul mercato 3 milioni di auto elettriche entro il 2025 e i governi della Gran Bretagna e della Francia hanno comunicato il proprio impegno per mettere al bando la vendita di veicoli con motori a combustione entro il 2040.

Esiste però un lato oscuro legato al settore della sostenibilità. E’ il caso delle batterie al litio, presenti negli smartphone e le auto elettriche, che vengono prodotte utilizzando il cobalto estratto nelle miniere della Repubblica Democratica del Congo.

I due terzi delle riserve di cobalto del mondo si trovano nel Congo, una delle nazioni più povere del pianeta Terra, di questa ricchezza però la popolazione locale non trae benefici e anzi, sono proprio i congolesi a subire i danni causati dall’estrazione dei minerali per le batterie.

Il metallo viene estratto in diversi siti presenti essenzialmente nella regione del Katanga, dove è stato stimato da diversi studi che lavorino almeno 100.000 persone in condizioni disumane, costrette a scavare a mani nude senza alcuna misura di sicurezza.

Secondo un rapporto di Human Right Watch, tra i lavoratori si contano almeno 40.000 ragazzini che lavorano 12 ore al giorno per 2 dollari. Ovviamente i morti e feriti fanno parte della triste realtà quotidiana di questi luoghi e inoltre l’esposizione ai metalli fa insorgere problemi respiratori e altre malattie dovute all’inquinamento dell’aria e della terra.

Nel 2019 i familiari di 14 bambini congolesi hanno fatto causa a giganti dell’hi tech quali Google, Apple, Dell, Microsoft e Tesla poiché considerati complici della morte o mutilazione di bambini costretti a lavorare in condizioni pericolose nelle miniere di cobalto. Le famiglie hanno chiesto i danni per lavoro forzato e ulteriori indennizzi per ingiusto arricchimento e imposizione intenzionale di stress emotivo.

E’ stato calcolato che per una batteria di un’auto elettrica servono una decina di chili di cobalto, le batterie sul mercato occidentale costano dai 300 ai 350 euro ma sono frutto di giornate lavorative durissime, pagate tra i 3 e i 5 dollari. Oltre agli adulti, in queste miniere ci sono anche tantissime ragazzine che si occupano della selezione, dello scarto e del lavaggio del materiale estratto, esse purtroppo sono esposte ad ogni sorta di abuso.

Esistono considerevoli riserve di cobalto in Cina, Zambia, Russia e Australia, ma il 70% di cobalto utilizzato nel mondo proviene dalla miniere della Repubblica Democratica del Congo poiché i costi di produzione sono bassissimi dato che il prezzo più salato viene pagato dagli schiavi della green economy.

Le vetrine dei negozi di tecnologia in Occidente e la narrazione attorno alla mobilità elettrica rappresentano l’ipocrisia del consumismo che dietro la maschera del benessere effimero nasconde schiavitù e miseria.

Dario Tagliamacco

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