Elvis Presley: gli show che sconvolsero il mondo con un movimento di bacino

È la sera del 9 settembre 1956 e gli spettatori dell’Ed Sullivan Show sono davanti allo schermo, in attesa dell’artista del momento: Elvis Presley. Ha appena ventun’anni, ma già da tre sta dominando le classifiche di vendita come pezzi come “Hound Dog”, Heartbreak Hotel” e “Love me Tender”. Ognuno di essi è un classico del suo repertorio (e lo diventeranno del rock in generale) e l’esibizione in televisione è il modo migliore per farsi ascoltare da tutti. All’epoca infatti non sono non esisteva internet, ma i vinili erano anche relativamente costosi, e per questo non alla portata di tutte le tasche.

Al contrario, la TV e la radio erano già molto diffusi (almeno negli USA) ed erano le vie migliori per farsi conoscere in maniera capillare presso il grande pubblico. E il Colonnello Tom Parker, manager di Elvis, lo aveva intuito: le tre apparizioni televisive del 1956 tenuto quaranta milioni di telespettatori incollati allo schermo. Ognuno stregato dalla freschezza musicale delle canzoni, la voce calda e suadente di quel ragazzino e i suoi movimenti di danza. All’Ed Sullivan Show ci sono già 56 milioni di persone sintonizzate, e quello che vedono è questo:

The Pelvis non deve vedersi…

Elvis non fa in tempo a sbrigare pochi convenevoli che la telecamera si stringe immediatamente sul suo busto, facendolo apparire come un giornalista che conduce il TG. Eppure dovrebbe essere solo l’esibizione di un cantante, e il presentatore non sembra essere un conservatore. Il suo show aveva infatti già avuto numerosi artisti afroamericani, in un’epoca in cui la segregazione razziale era ancora (purtroppo) la normalità. Ma a quanto pare, sconvolgono di più le allusioni sessuali. Eh si, perché per l’epoca i movimenti del bacino di Elvis non sono altro che una rappresentazione del coito, e il pubblico perbene lo condannerebbe senza pietà.

…ma la censura non servirà

La censura insomma stava svolgendo il suo compito, ma come spesso succede, fu inutile: gli strilli delle giovani fan del cantante di Memphis erano il più chiaro dei segnali che qualcosa stava cambiando. La nuova generazione iniziava a non sopportare più i paletti morali (e non solo) dei genitori, e i segnali di rivolta si stavano moltiplicando. Al cinema era uscito “Gioventù bruciata“, in teatro la commedia “Look back in anger“, e la soppressione della rivolta in Ungheria da parte dell’URSS diede il via ai primi movimenti pacifisti della storia. Mai si erano visti tante manifestazioni di rivolta di una generazione in così poco tempo, e la censura non poteva più bloccarle. I fianchi ondulanti di Elvis erano insomma una provocazione, e la capacità di eccitare il pubblico in maniera così prorompente era un chiaro messaggio per gli adulti: noi giovani ci siamo, e non facciamo quello che volete voi. 

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