Il giorno in cui la musica morì

La musica rock non ha mezze misure: il filo di rasoio su cui danza può sbilanciarsi verso la sublime atmosfera di rivoluzione o la tragedia. E se la censura dell’esibizione di Elvis era stato un irrisorio tentativo di arginare un fiume in piena, l’incidente aereo del 3 febbraio 1959 fu una tragedia inaspettata. Buddy Holly (23 anni), The Big Bopper (29 anni) e Ritchie Valens (17 anni): tre astri nascenti del rock ‘n’ roll, bruciati in un unica notte. 

I tre divi

A dispetto della giovane età e la comune appartenenza al genere rock ‘n’ roll, ognuno dei tre aveva già sviluppato caratteristiche peculiari. Big Booper, il più anziano dei tre, miscelava il groove sincopato e frizzante del rock elvisiano con una voce calda e suadente, alternando il canto da crooner alla Frank Sinatra con parlati tipici di John Lee Hooker

Buddy Holly era profondamente influenzato dalle melodie e dal ritmo sincopato della musica blues, ma le sue canzoni includevano anche intrecci vocali per l’epoca assolutamente innovativi: non a caso Brian Wilson, leader dei Beach Boys e grande sperimentatore di composizioni vocali, lo ha riconosciuto come una sua influenza fondamentale. Inoltre è stato uno dei primi, se non il primo artista ad essere anche compositore e produttore. Un trinomio raro da mettere in pratica ad alti livelli (Michael Jackson, Prince e pochi altri).

Ritchie Valens, invece, era nato in una famiglia di origine messicana trasferitasi a Los Angeles. Era cresciuto pertanto con la musica del suo paese d’origine, ma da adolescente aveva avuto modo di conoscere e apprezzare Little Richard (suo idolo indiscusso), Jerry Lee Lewis e lo stesso Buddy Holly. Ad una festa della Pacoima Junior Hish il produttore Bob Keane rimase impressionato dalla verve di quel ragazzino e gli fece incidere il primo singolo ad appena 17 anni. “Come on, let’s go” vendette mezzo milione di copie in un mese, ma la canzone che ancora oggi si associa al nome di Valens è questa:

Un tour finito in tragedia

I tre artisti, a inizio 1959, erano in tour insieme: le tappe “Winter Dance Parte” coprivano ben 6 Stati, ed era necessario dunque muoversi in aereo. Il volo del 3 febbraio era diretto a Moorhead, luogo di un concerto che non avrà gli stessi protagonisti. Dopo appena cinque minuti l’aereo con a bordo i tre cantanti iniziò a perdere quota: l’inesperto pilota aveva infatti sottovalutato la nevicata in corso. Ci rimisero la vita tutti e quattro, dopo un terribile schianto in una piantagione di Mason City

La popolarità degli artisti e la tragicità dell’incidente ebbe un profondo impatto sull’opinione pubblica, tanto che quel giorno è ricordato ancora oggi come: “The Day the Music Die“.

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