1967/69: l’apoteosi della cultura hippie

Gli anni ’60 sono stati, per molto versi, un decennio irripetibile: la miscela di crescita economica e lotte di emancipazione avevano creato un clima di sogni e speranze per il futuro ancora oggi inedito. E la rappresentazione più vistosa (in tutti i sensi) di quella positività era la cultura hippie. Magliette psichedeliche, tirate d’erba e non solo, viaggi interminabili in camper o con il più economico autostop: tutto all’insegna della libertà individuale. I cosiddetti baby boomers (i nati tra il 1945 e il 1960 circa) sono una generazione ben più numerosa della precedente, e diventano sempre più consapevoli della loro forza economica e sociale. Gli schemi dei loro genitori non li sopportano più, e la voglia di ribellarsi e costruire un nuovo mondo privo di discriminazioni, regole e limiti. Il motto è superare le “porte della percezione” e raggiungere la vera essenza delle cose: una psichedelia (letteralmente “allargamento della coscienza“) tramite musica, vestiti e droghe.

I tre anni dell’Acquario

I primi segnali di crescita risalgono alla fine degli anni ’50, quando la Beat generation inizia a trasformarsi. I punti cardine del movimento (rottura di regole e tabù sociali, sessuali, religiosi, musicali) non vengono perduti. Anzi, trovano terreno fertile in una nuova generazione di giovani, il cui numero pare crescere insieme al desiderio di ribellione. E la capitale, il punto di riferimento era solo una: San Francisco.

Il quartiere di Haight-Ashbury aveva già ospitato figure beat importanti come Jack Kerouac e Allen Ginsberg, e inziava ad ospitare sempre più concerti, raduni e iniziative. I tentativi della California di ostacolare questo ribollore sociale (vietando per esempio l’uso di cannabis e LSD) si rivelano infruttuosi, e proprio il 1967 vede i primi, grandi raduni di giovani: lo Human Be-In. Esso attirò oltre 14.000 persone al Golden Gate Park per protestare contro la guerra in Vietnam, dove andavano sempre più soldati. Una massa di ventenni che canta “Blowing in the wind“:

Apice e crollo

Il 1969 fu l’annus mirabilis e allo stesso tempo l’annus horribilis: ad agosto regalò il festival di Woodstock, dove tra le innumerevoli, strepitose perfomance, ci fu Jimi Hendrix. Che diede letteralmente fuoco alla sua chitarra, dopo aver suonato una versione dell’inno americano volutamente dissonante e fastidiosa. Un momento impossibile da dimenticare per i ribelli. I quali però iniziavano a perdere il contatto con la realtà, e quello che era un mezzo (le droghe) divennero un fine.

Tanto che a fine anno (il 6 dicembre) si verificò la tragedia. All’Altamont Free Concert, durante l’esibizione dei Rolling Stones, morì un 18enne afroamericano, Meredith Hunter. Ad ucciderlo fu un Hell’s Angels, membro di un gruppo di motociclisti tanto insofferenti alle regole da diventare criminali. Cosa che per la buona società erano anche gli hippie. La morte di Hunter simboleggiò la morte di un sogno per i sognatori, ma per gli altri l’epoca dell’Acquario era finita già il 9 agosto. Quando l’attrice Sharon Tate, incinta di otto mesi, venne trovata morta nella sua villa. A spararla, accoltellarla e impiccarla era stati tre “hippie” della famiglia Manson. Un altro anno di morte, dieci anni dopo l’incidente aereo in cui la musica morì.

 

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