1997: Dio salvi il regime fascista dal punk

27 maggio 1977: l’incendio del punk divampa definitivamente. Nessuno può più contenere l’inno iconoclasta “God Save The Queen“, che raggiunge il secondo posto delle classifiche. E i Sex Pistols assumono la fama di band leggendaria, capace di trascinare milioni di giovani e farsi distruggere dalla sua stessa rabbia. Insomma, la rappresentazione in carne e ossa della ribellione punk. Uno stato di furia che gli stessi Pistols avevano fatto esplodere l’anno precedente con il riff incendiario “Anarchy in U.K.“:

Nessun futuro per voi

Il grido di battaglia dei Pistols, e dell’intero movimento punk, ha in realtà radici profonde nella società anglosassone. Le speranze per il futuro e la crescita economica degli anni ’60 si erano progressivamente arenate dopo il 1969, chiudendo di fatto un’epoca. Al posto della quale ne era subentrata una decisamente più pessimista e povera, in tutti i sensi. La crisi economica legata al petrolio del 1973 aveva progressivamente eroso la ricchezza accumulata in tutta Europa, e con essa le prospettive per il futuro dei più giovani. Iniziò quindi un periodo di grande turbolenza sociale, dove gli scioperi dei sindacati andavano di pari passo con la disoccupazione. La società, insomma, rifiutava sempre di più i giovani. E la musica, che aveva fatto da colonna sonora alle proteste nel decennio precedente? L’estraniamento più totale: la psichedelia, l’hard rock e il progressive si attorcigliavano su sé stessi, prigionieri della forma e svuotati di significato. La reazione a queste forme di musica tanto ampollose quanto irritanti fu il puro, deciso e feroce rifiuto. Non la costruzione di un modello alternativo, ma la semplice demolizione degli idoli.
Quelli musicali tramite riff al vetriolo e terremoti ritmici, quelli sociali con testi da facile bersaglio della censura benpensante:

La generazione vuota

Quelle dei Sex Pistols erano soprattutto provocazioni (per quanto prese sul serio), e per questo anche volutamente eccessive. Quando si mostravano in pubblico con vestiti con svastiche non era certo per solidarietà verso i nazisti. L’idea era semplicemente sconcertare il pubblico. A mostrare la vera natura ideologica (se si può definire così un movimento assolutamente privo di regole) del punk erano artisti come Clash, Heartbreakers e Voidoids. Il cantante di questi ultimi, Richard Hell, è l’autore di quella che è forse la canzone che meglio mette a fuoco la generazione più giovani. Quella che lui stesso definisce “Blank generation“, ovvero la generazione vuota: priva di idoli, speranze per il futuro e disillusa nei confronti della società. A rimarcare questo vuoto esistenziale ci pensa il testo, che lascia alcuni spazi vuoti. Quegli spazi che dovrebbero servire a definire i ribelli del 1977:

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